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Agro-alimentare

 

Agro-alimentare

AGRICOLTURA E AGROINDUSTRIA

 

Come tutti i settori dell’economia angolana, anche l’agricoltura si sta gradualmente riprendendo dopo circa trenta anni di guerra civile. Dalla fine della guerra nel 2002 si è registrato un aumento dei raccolti in tutto il territorio nazionale, ma ancora molto resta da fare per raggiungere i livelli di produzione necessaria per soddisfare il mercato interno (ancora oggi la maggior parte del riso, del mais e del grano consumato è di importazione) e per l’esportazione.

 

Sono numerosi i fattori positivi per investire nell’agricoltura e nell’agroindustria in Angola. Innanzitutto la vastità di un territorio in gran parte adatto alla coltivazione: da Cabinda (nord) a Cunene (sud) la varietà di terreni e di climi (dal tropicale a quello piú temperato degli altopiani interni) permette la coltivazione di una vastissima gamma di colture: dal caffé ai cereali, dalla frutta tropicale alla frutta “europea”, dalle olive al cotone, dalla canna da zucchero ad un’ampia varietà di verdure.
Inoltre, ad eccezione di alcune aree meno piovose o semi desertiche (la provincia di Namibe nel sud), l’Angola è un paese ricco di acqua, percorso da numerosi fiumi, alcuni dei quali appartenenti ai maggiori bacini idrografici africani (bacino del Congo e dello Zambesi).

 

Un secondo elemento positivo è il carattere prioritario del settore agricolo per lo sviluppo dell’economia angolana. La stragrande maggioranza della popolazione angolana è di tradizione contadina: l’agricoltura é vista come strumento centrale per la lotta alla disoccupazione, soprattutto nelle aree rurali più povere. Il settore è anche strategico per la necessaria ed improcrastinabile diversificazione dell’economia angolana, dipendente in maniera eccessivamente sbilanciata dal settore petrolifero. Una terza ragione è rappresentata dal fatto che, pur avendo un enorme potenziale agricolo, l’Angola deve ricominciare praticamente da zero. Di qui la crescente richiesta da parte degli angolani di ricerca di soci stranieri per investire nei loro terreni.

 

La sfida di dover ricreare un mercato agricolo è stata gia raccolta con profitto dagli israeliani, molto attivi in Angola e più recentemente dai cinesi e coreani.

 

Quanto detto sopra vale anche per l’agroindustria e per l’industria della trasformazione: vi è una urgente necessità  di macchinari agricoli, con crescente richiesta di tecnologia italiana, nonchè bisogno di migliorare i sistemi di conservazione, trasformazione e commercializzazione. L’Angola non ha una tradizione in tale settore, ed anche per questo ha urgente necessitá di investimenti ed innovazione.  Molte  sono le imprese sudafricane che hanno già  investito in questo campo e che stanno conquistando crescenti fette di mercato. 
Le prospettive rosee di sviluppo agricolo debbono però tenere conto di alcuni fattori negativi che incidono sulla scelta delle aree:

  • la presenza di mine in numerose zone del paese;
  • la scarsa qualitá o la mancanza totale delle infrastrutture e dei servizi nelle aree rurali;
  • il bassissimo livello di formazione e specializzazione della forza lavoro, che dopo decenni di guerra e spostamenti forzati spesso ha perso l’esperienza necessaria;
  • il regime fondiario angolano, che come in molti paesi africani può  creare complicazioni. Tuttavia la nuova legge sulla terra ha migliorato il quadro normativo.

 


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